“Associazionismo, occasione per rafforzare le competenze amministrative dei comuni". Intervista a Clelia Fusco

Pubblicato il
26 Agosto 2019
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Riferimento Progetto: 

“Il requisito associativo da formalità da adempiere, come forse qualcuno lo considerava all’inizio, si è spesso rivelato come uno dei motori più importanti delle strategie d’area, il fattore che, se ben costruito, certifica la qualità dell’attuazione”. A dirlo è Clelia Fusco, responsabile del progetto La Strategia Nazionale per le Aree Interne e i nuovi assetti istituzionali, il progetto attuato da Formez PA e Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) per sostenere i comuni coinvolti nella Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) nella costruzione di forme di gestione associate di funzioni e servizi pubblici locali.

Nell’anno in corso le 72 aree progetto, partecipanti alla Strategia Nazionale, hanno premuto sull’acceleratore lungo il percorso di costruzione delle loro strategie e di definizione degli Accordi di programma quadro (APQ), anche se non tutti i territori hanno potuto rispettare i tempi prefissati. A giugno 2019 sono 71 le aree che hanno approvato la bozza di strategia, 53 quelle che hanno sottoscritto il documento strategico preliminare, 44 le aree che hanno terminato l’iter con la chiusura delle relative strategie e 21 quelle che hanno sottoscritto gli APQ che rappresentano di fatto il momento di avvio della realizzazione degli interventi da loro progettati. 

Centrale nel processo di costruzione dei progetti di sviluppo sociale ed economico, tesi a frenare i processi di marginalizzazione di questi territori, causati dalla riduzione e dall’invecchiamento della popolazione, è la capacità di aggregazione dei comuni per gestire insieme, in forma associata funzioni e servizi fondamentali.

Abbiamo rivolto a Clelia Fusco alcune domande per conoscere lo stato dell’arte del progetto e il ruolo dell’associazionismo nelle diverse fasi della SNAI.
Il lavoro è stato intenso. I nostri esperti hanno lavorato con gli amministratori dei comuni per far emergere il potenziale associativo dei territori o valorizzare quello già presente. Al 30 giugno di quest’anno, in 48 aree progetto sono state definite le modalità e le funzioni da associare e sono stati sottoscritti (o sono in fase di sottoscrizione) gli atti convenzionali, mentre per ulteriori 34 sono in via di definizione”.

Quali sono gli ostacoli che ancora continuano frenare l’integrazione comunale?
Direi che il principale intralcio è rappresentato dall’inesperienza di alcune aree sui temi dell’associazionismo intercomunale, oppure dalla diffidenza degli apparati istituzionali locali a fronte di precedenti esperienze mai realmente partite. Anche la diffidenza del personale dei comuni potrebbe giocare un ruolo di freno anche perché raramente vengano informati e coinvolti nelle possibili nuove modalità di gestione dei servizi”.

Quale è stata l’evoluzione del significato e del valore della gestione associata dall’esordio della Strategia ad ora?
L’esperienza realizzata in oltre tre anni di attività ci permette di dire che in molte aree è maturata o sta maturando la consapevolezza che la costruzione di un sistema intercomunale per la gestione associata di funzioni e servizi rappresenta non solo una condizione di ammissibilità per l’accesso alla SNAI, ma l’occasione per assicurare il raggiungimento degli obiettivi della Strategia stessa e, nel medio-lungo periodo di rafforzare le competenze amministrative e garantire servizi di qualità ai cittadini”.

Come cambia il modo di rapportarsi dei sindaci delle aree in uno stato avanzato dell’iter SNAI?
Il progetto prevede un’attività di monitoraggio dello stato di avanzamento del requisito associativo, ossia per verificare se e come i comuni lo stanno realizzando, al momento in fase di progettazione per cui non abbiamo dati diretti su tale aspetto. Ma 'a pelle' si rileva un maggior coinvolgimento di tutta la compagine istituzionale locale anche perché, nelle aree che hanno già sottoscritto l’APQ e sono in fase di attuazione, i sindaci vedono concretizzarsi tutti gli sforzi fatti inizialmente per sedere allo stesso tavolo e successivamente per elaborare le strategie”.

È possibile estrapolare un metodo associativo a partire da quanto realizzato fin d’ora dalle varie aree?
Le 72 aree interne, nella loro sostanziale omogeneità per quanto riguarda marginalità e spopolamento, sono però molto diverse tra loro per numero di comuni coinvolti, orografia del territorio, forme associative presenti, leadership dei sindaci, normativa regionale, etc.. Ne consegue che un’attenta valutazione tecnica di tali caratteristiche e ripetuti incontri sul campo con i sindaci e referenti territoriali per condividere analisi e ipotizzare scenari sono indispensabili. Al contempo va però preservata/conservata un’impostazione univoca e conforme alle indicazioni dell’Accordo di Partenariato e della Strategia Nazionale, in quanto azione di sistema. Di conseguenza la risposta alla domanda è sicuramente si: esiste un metodo di lavoro che facilita ed aiuta il confronto tra i sindaci e quindi l’assunzione da parte loro di una strada associativa”.

Una volta firmati gli APQ quali sono le indicazioni per i comuni associati?
Rendere operativi gli accordi presi e assumere le conseguenti soluzioni organizzative. Il progetto che dirigo prevede azioni di informazione e coinvolgimento del personale dei comuni coinvolti e specifiche azioni di supporto finalizzate a rafforzare le competenze gestionali dei funzionari delegati alla costruzione e gestione delle funzioni associate, nonché per rendere operative le forme 'definite' per il requisito associativo”.

A settembre ripartiranno gli incontri dei team Formez PA sui territori e verranno avviate le attività di monitoraggio sui sistemi intercomunali già definiti.