Il deficit di personale dei comuni italiani pesa ancor di più nelle aree interne

Pubblicato il
18 Giugno 2019
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Personale ridotto al minimo e sempre più anziano nei comuni italiani, situazione che assume risvolti ancora più critici in quelli di aree interne, dove la quota compresa tra 40 e i 49 anni è pari al 20,2% contro il 25,3% del complesso dei comuni italiani e i dipendenti comunali over 60 sono il 29,3% nei comuni interni contro il 21,9% del totale.

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La fotografia del personale dei comuni marginali, qui aggiornata al 2017, è stata scattata nell’ambito del progetto la “Strategia Nazionale per le Aree Interne e i nuovi assetti istituzionali” attuato dal Formez PA e dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP). Il progetto supporta i comuni delle 72 aree interne che sperimentano la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) nel processo di nascita e consolidamento di forme di gestione associate dei servizi pubblici locali attraverso una costante attività di accompagnamento e di verifica delle azioni messe in campo, per rafforzare la capacità amministrativa di comuni anche oltre la SNAI.

Il monitoraggio del personale comunale, elaborato a partire dai dati disponibili nella banca dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF Conto annuale) e costantemente aggiornato, contribuisce alla valutazione della situazione dei comuni partecipanti per tarare gli interventi progettuali e rispondere ai fabbisogni di assistenza delle aree.

La situazione degli organici nei comprensori coinvolti nella SNAI è stata inserita nella Relazione annuale 2018 sulla Strategia Nazionale per le Aree Interne presentata al CIPE lo scorso aprile dalla Ministra per il Sud, Barbara Lezzi.

I vincoli alle spese per il personale e i limiti al turnover negli ultimi 10 anni, in via di superamento nell’anno in corso, hanno determinato l’incremento dell’età media dei dipendenti e la loro drastica diminuzione. Queste restrizioni, insieme alle ridotte dimensioni demografiche dei comuni di aree interne, ostacolano anche l’organizzazione delle risorse umane.

Uno dei pilastri su cui si fonda la SNAI è la cooperazione comunale finalizzata a superare i limiti organizzativi e finanziari. Le associazioni di comuni rappresentano il soggetto di riferimento della Strategia per l’erogazione efficace ai cittadini di funzioni e servizi. L’associazionismo SNAI rappresenta una risposta anche alle carenze di personale. Unire le forze creando sistemi intercomunali robusti e ampi consente, in molti casi, di far fronte a organici ridotti e alla mancanza di profili professionali specifici nelle singole amministrazioni.

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I dati di monitoraggio raccontano una perdita di personale nei municipi coinvolti nella SNAI di 1054 unità, pari al 7,8%, tra il 2015 e il 2017. Per quanto riguarda invece la distribuzione per categoria, la A è pari al 9,4% nelle aree interne e al 4,8% nel complesso dei comuni italiani. La differenza è ancora più evidente per la categoria C, nel primo caso la percentuale è del 37,9%, nel secondo del 47,1%. Minima, seppur presente, la differenza nella categoria D. Nelle aree interne la loro quota è del 19,7% contro il 22,3% del totale dei comuni italiani. 

La gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali è finalizzata a superare le difficoltà legate alla frammentazione dei piccoli comuni per la razionalizzazione della spesa e per il conseguimento di una maggiore efficienza dei servizi. La carenza di personale è tra le maggiori criticità lamentate da sindaci e amministratori impegnati nei processi di associazionismo comunale. L’attuazione della SNAI richiede, infatti, dipendenti dedicati e preparati da utilizzare oltre le funzioni comunali ordinarie. In questa fase, nel passaggio verso la realizzazione degli interventi strategici programmati, emerge ancora più forte la necessità di sopperire alla carenza di profili professionali qualificati all’interno delle amministrazioni.